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giovedì, 01 marzo 2007
 

Fenomenologia del cappuccino



Per molti la giornata comincia con uno dei classici italiani. Ma quanti sono veramente coscienti delle sfumature segrete che si nascondono dietro quest'opera d'arte?
Ecco un breve decalogo che può aiutare i più a scegliere e giudicare per non cadere in sorprese potenzialmente deflagranti per il prosieguo della giornata.

Il caffelatte
A quanti è capitato di avere un appuntamento fuori sede ed avere giusto quei cinque minuti necessari alla colazione? Solitamente questi uffici sono collocati nelle periferie più infami della città e hanno la prerogativa di vedere la presenza, nei paraggi, di bar con la medesima insegna verde e i nomi più improbabili: bar 2000, da rosy, manhattan. Eccovi allora servito il cappuccino dal colore anonimo ma soprattutto dalla densità totalmente inconsistente. Il latte utilizzato è solitamente a lunga conservazione e non monterebbe neanche se fosse scaldato da una centrale termonucleare. Il sapore è solitamente connotato da un vago retrogusto chimico dovuto alla miscela di caffè scandinavo. La giornata è irrimediabilmente rovinata.

Lo schiumato
Il cappuccino schiumato è il più subdolo e infido della categoria. Si manifesta in bar pretenziosi ma dalla scarsa cura del dettaglio. Tipico esempio ne è il bar di secolare tradizione ma con lo spillatore della coca cola interamente in plastica collocato sul bancone in marmo di carrara. All'osservatore superficiale lo schiumato può risultare dall'aspetto gradevole, ma solo l'estimatore vero scopre il lato ingannatore: tutte quelle piccole bolle d'aria che danno un vago senso di polistirolo al tatto, amalgama tra caffè e crema di latte pressocchè inesistente, rischio-caffelatte appena giunti a metà tazza. Vorrei ma non posso.

Il cappuccino reale
E' la vera porta per una giornata che scivola via leggera e senza scossoni. Il caffè è preparato con la macchina del caffè a leva. Il latte, della migliore qualità si intende, montato con sapiente mano e tocco leggiadro. Il bricco maneggiato con risolutezza. Il caffè miscela arabica tostato chicco per chicco. L'amalgama con striature regolari e sinuose. Velluto al tatto, bolle d'aria inesistenti, il cappuccino reale mantiene la sua dimensione aristocratica fino a fondo tazza, fino all'ultimo cucchiano. Raro, come solo le perle sanno essere.
postato da invisigot | 16:12 | commenti (2)
gusto


mercoledì, 28 febbraio 2007
 

Le parole da non dire - de pecunia

Se le vecchie zie che ne sanno una più del diavolo amavano ripetere fino alla nausea che non si parla mai delle tre esse  (sesso soldi e servitù), ormai questi argomenti sono sdoganati - tranne forse che la servitù, dal momento che chi ha la fortuna di poter pagare 8 euro l'ora per un aiuto domestico fa in modo di non farlo sapere a nessuno, mai sia che a qualcuno venga in mente di rapire la perla rara che stira così bene le camicie.

Dunque, se proprio non potete fare a meno di parlare di soldi, fatelo (solo con gli amici più cari e solo in casi estremi, sia ben chiaro): però se usate una delle seguenti frasi, sappiate che qualunque persona di buon senso si sentirà autorizzata a prendervi a cazzotti.

Il podio delle frasi buzzurre sul tema denaro:

Medaglia di bronzo a: Quanto l'hai pagato? Ammissibile solo con gli amici più cari, e mai riguardo ad oggetti che costino più di una stecca di Marlboro: anche se detta con l'innocenza più virginale di questo mondo, una domanda del genere suona sempre come Ho una voglia matta di farti i conti in tasca


Medaglia d'argento a: Se l'ho comprato, è perché me lo posso permettere! (sentito con le mie orecchie nel bar sotto casa, detto da un buzzurro con la Cayenne in tripla fila, ovviamente).
A meno che non sia universalmente conosciuto come un cretino integrale, nessuno penserà che ti sei condannato a 50 anni di rate per comprare un cappotto, un borsone o un motoscafo.
Se invece sei universalmente conosciuto come un parvenu che vive al di sopra delle sue possibilità, stai pur certo che non basterà la tua stupida frase a dissipare i sospetti.

Medaglia d'oro a: Non bado a spese. Chiunque pensi solo di poter proferire una simile idiozia, andrebbe lapidato sulla pubblica piazza; a meno che non voglia dichiarare urbi et orbi di essere un buzzurro arricchito: in questo caso va il plauso per aver scelto il modo più veloce ed efficace...
postato da Lordpolo | 23:54 | commenti (4)
bon ton


martedì, 27 febbraio 2007
 

Il professore va al congresso

Alzi la mano chi non si è mai trovato nella sgradevole situazione in cui tutti parlano di un determinato argomento, diciamo un libro, senza saper dire nulla in proposito, senza averlo letto. Ebbene, la soluzione oggi c'è e la suggerisce, con fare ironico, Pierre Bayard nel pamphlet Comment parler des livres que l'on pas lus?
Non avete letto Joyce? Poco male. Pensate che i fratelli Karamazov siano una puntata di un film di Fantozzi? Niente paura. Bayard, assai argutamente, si mette sulla scorta di Wilde: I never read a book before reviewing it. It prejudices a man so! e suggerisce soluzioni interessanti all'annoso problema.
Se, da una parte, un libro non letto è identico a un libro letto ma dimenticato, va comunque da se' che è meglio leggere che non farlo e barcamenarsi in imbarazzanti conversazioni; dall'altra, però, è meglio non aver letto Joyce che parlare SOLO di Joyce.

Morale della favola: alla famosa cena in cui tutti parlano dell'ultimo successo editoriale o del classico di una vita, di cui nulla sapete (sappiamo), provate a proporre il gioco più snob del mondo della letteratura, quello del Professore al Congresso di David Lodge, didascalicamente intitolato Umiliazione.
Chi ammette la peggiore non lettura, cena gratis.

p.s. io Bayard non l'ho letto, e nemmeno Lodge.

postato da RunLolaRun | 21:39 | commenti (2)
letture
 

Omaggio doveroso



Il mio primo post non poteva che essere un doveroso omaggio a chi ha fatto (e continua a fare) del dettaglio la propria ragion d'essere.
E non mi dite che tra i clienti ci sono nomi imbarazzanti... Ogni persona, anche la peggiore, dovrà pur avere qualche pregio.
postato da invisigot | 09:41 | commenti


lunedì, 26 febbraio 2007
 

Fashion is a form of ugliness so intolerable that we have to alter it every six months.

Oscar Wilde
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postato da latrimurti | 23:02 | commenti